lunedì 21 maggio 2012

Ciambella al cioccolato/Chocolat di Michel Cluizel


Sabato la terra ha tremato anche qui a Bologna e in tanti ci siamo trovati in strada, chi in accappatoio, chi senza occhiali, chi con la giacca abbottonata storta, tutti però a chiacchierare per la prima volta insieme. Tutti avevavono voglia di raccontare e di raccontarsi, nessuno si preoccupava delle presentazioni o delle classiche formalità che tutti i giorni ci stanno appiccicate adosso come una seconda pelle. Tra vicini ci siamo parlati per la prima volta e per la prima volta non ci siamo preoccupati di scappare via in fretta senza nemmeno un mezzo saluto. Chissà se domani incontrandoci per strada o per le scale ci riconosceremo ancora e avremo di nuovo voglia di fare un saluto un po' più lungo o di nuovo la maschera della formalità ci terrà ben lontani l'uno dall'altro. Quanto siamo strani noi umani: ci serve un pretesto per essere un po' più caldi e vicini  e un po' meno freddi e distaccati. La notte e la paura ci hanno avvicinato per pochi minuti, poi tutto torna come prima e nessuno si preoccupa più di salutare i propri vicini.
Ma la paura non mi ha mai ha fatto desistere dal prepararmi una bella ciambella al cioccolato -di cioccolato vi parlerò presto visti i miei meravigliosi acquisti fatti a Torino durante il Salone del Libro- ottima per una pausa tè. Il cioccolato in polvere usato per questa ciambella (perfetto per il suo persistente sapore amaro e per il suo straordinario profumo) è stato quello di   "Michel Cluizel"  e se per caso andate a Parigi vi consiglio di andare ad acquistarlo.

giovedì 17 maggio 2012

Mezze maniche cacio e pepe con fave fresche


Dopo una corsetta in mezzo a piante e pollini (si fa doppio esercizio, così: si corre e intanto ci si fanno i muscoli sulle braccia a forza di grattarsi per le varie allergie) si torna a casa e ci attende una bella pasta primaverile, che sa tanto di centro Italia.
Se penso alle fave, penso a quelle belle piante verdi a cui stanno appesi i baccelli, che si vedono dalle strade di campagna un po' dismesse e mi investe il senso di solitudine pacifica, rimuginante e avventurosa da cane sciolto che di solito accompagna le passeggiate che si fanno sul far dell'estate.
E le associo subito a Sandro Penna.

Con il cielo coperto e con l'aria monotona
grassa di assenti rumori lontani
nella mia età di mezzo (né giovane né vecchia)
nella stagione incerta, nell'ora più chiara
cosa venivo io a fare con voi sassi e barattoli vuoti?
L'amore era lontano o era in ogni cosa?

Sandro Penna


lunedì 14 maggio 2012

Muffin al limone con marmellata di albicocche/Francesco Targhetta




Ammetto di avere un'affezione per la meteorologia che mi porta sempre ad avvisarvi sul tempo che fa. Lasciatemelo fare perché mi dà un gran piacere.
Be', dai più di trenta gradi con sole di ieri, siamo passati ai quindici con pioggia. Cielo nord-europeo, le piante respirano e le erbe si fanno roride.
Si può quindi bere un tè caldo pomeridiano senza soffrire e accompagnarlo con questi muffin, se sono avanzati dalla colazione della mattina.
Inoltre vi porto un consiglio di lettura fresco fresco dal Salone del libro di Torino, scavalcando tutto il fantasy, i romanzi di inchiesta, i romanzi sentimentali, quelli finto-impegnati del "giovane" di turno, vi propongo il romanzo in versi di un poeta del 1980 (Francesco Targhetta, Perciò veniamo bene nelle fotografie, ISBN Edizioni). La vicenda editoriale di questo libro è singolare, l'autore è intelligente e simpatico, la casa editrice capace di accollarsi qualche rischio e poi la forma è quella del poema lungo, molto lungo. Vi intimorisce l'idea di leggere 250 pagine di versi? Provateci. Pensate che fino a una certa epoca tutto veniva raccontato in versi. Provate a farvi guidare dall ritmo e dalla forma che lo trasmette, più ancora che dalla trama...Non si può mai sapere...


http://1.bp.blogspot.com/-8RZn66M463o/T0T0rmK2l9I/AAAAAAAAAl8/JRRG75TAf2M/s1600/percio_veniamo_bene_nelle_fotografie.jpg

(...) o gliel'abbiamo già fatta pagare,
forse, parzialmente, essendoci fatti
addestrare per non servirgli a niente,
per quanto chi è inutile spesso
si presti a fare di tutto, lo sai,
ma non è la fine che faremo noi,
noi che l'unica cosa in comune
è il modo di disegnare
gli uomini in terza elementare,
immersi nel solito sfondo (...)

F. Targhetta


martedì 8 maggio 2012

Ricotta affumicata al ginepro con boccioli di borragine sott'olio e nocciole tostate d'Alba




Continuiamo le ricette  con i formaggi acquistati in Abruzzo. Questa ricotta affumicata al ginepro è di una bontà assoluta, non so se avete mai avuto la fortuna di assaggiarla ma vi assicuro che è davvero deliziosa.
Se poi avete un'amica cuoca come Rablù che vi insegna a preparare i boccioli di borragine sott'olio allora l'aperitivo è pronto in pochi minuti ed è davvero buonissimo. In questo momento di crisi riuscire a cucinare anche ciò che di solito si butta è secondo me indispensabile.
Che fare mentre assaggiate questa meravigliosa ricotta? Io vi consiglio di leggere un bel libro. Sui monti mi ero portata  un  libro di una scrittrice poco nota considerata però dai critici la Virginia Woolf spagnola, Mercè Rodoreda. Il romanzo racconta attraverso le parole di una ragazza  semplice la sua crescita in una Spagna stravolta dalla guerra civile e dalla salita al potere di Franco. Per la Rodoreda è un romanzo d'amore dove però la vita di Natalia si intreccia dolorosamente con la storia.  Mercè Rodoreda dovrà poi  abbandonare la sua terra e per venti anni non riuscirà a srivere niente. Poi, per nostra fortuna, ha trovato le parole per raccontare la vita di questa ingenua ragazza, Natalia e della sua terra. La piazza del diamante è un libro che consiglio anche alle ragazze che hanno voglia di conoscere una loro coetanea molto lontana da loro per storia e vita, ma molto vicina a loro per sentimenti e voglia di viveve.



giovedì 3 maggio 2012

Torte salate con erbe di campo e pecorino




Appena tornata da un posto magico e incredibilmente incotaminato dal turismo di massa: Castrovalva. Ho deciso di preparami un po' di torte salate con le erbe di campo che si raccolgono in questi giorni di pioggia e di primo sole. Le erbe possono essre tante e le più svariate: dalla amarissima cicoria al tenero spinacio selvatico, dalle delicatissime  bietoline alla ruspante borraggine, dalla urticante ortica alla  saporita senape. Io solitamente prendo tutte queste verdure e le scotto un attimo in acqua e poi le faccio andare con un po' di olio, sale e aglio e sono così  pronte per infinite torte salate. In questa versione ho voluto aggiungere una particolarità, un pecorino acquistato proprio a Castrovalva, piccolissimo paesino incastonato nella meraviglia delle Gole del Sagittario. Il pastore e anche locandiere di una piccolissima pensione dove si mangia solo ciò che produce (Locanda nido d' aquila) ha 400 pecore che munge una volta all'anno (perchè come giustamente dichiara lui non si possono far fare agnelli in continuazione) e con questo latte appena munto prepara pecorini e ricotte che lascia stagionare per mesi tra le rocce di Castrovalva.  L'abitato è sito su uno sperone roccioso che si erge dalla Cresta di Sant'Angelo, a 820 metri sul livello del mare. Il paese conta 26 abitanti durante l'anno e 400 d'estate.
Maurits Cornelis Escher nel 1929 realizzò una litografia di Castrovalva che potete vedere qui sotto:




Vi assicuro che è una emozione unica arrivare e stare qualche giorno in questo luogo sperduto tra le rocce.